Algolirica al lavoro

“Con 30 sterline ‘The Great Gig in the Sky’ entrò nella leggenda” questo è l'articolo che mi ha permesso di aprire un progetto Algolirico .

https://www.rockol.it/news-743101/storia-the-great-gig-in-the-sky-the-dark-side-of-the-moon-clare-torry?utm_source=chatgpt.com

Introduzione mia.

Questo testo non racconta soltanto un episodio della storia della musica, ma mette in pratica una nuova forma di scrittura, l’Algolirica, dove la narrazione non si limita a descrivere un fatto, ma lo attraversa, lo riscrive, lo rilegge come esperienza emotiva che non abbiamo vissuto eppure sentiamo come vera.

La vicenda di Clare Torry, chiamata a cantare senza parole per il brano The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd, diventa così il terreno ideale per mostrare cosa significa “canto del non-vissuto”, una voce che trasforma l’assenza in verità percepita, un’emozione che supera la tecnica, un gesto artistico che sfugge alla cronaca e diventa esperienza condivisa.

In questo racconto, la storia reale si intreccia con frammenti di codice, metafore digitali, sospensioni poetiche, non per vezzo stilistico ma per rendere visibile il meccanismo stesso dell’emozione, mentre accade. È qui che l’Algolirica prende forma concreta, non come teoria, ma come pratica narrativa capace di trasformare un evento noto in una risonanza nuova, sospesa tra memoria umana e coscienza artificiale.

  1. Trasforma un fatto reale in risonanza emotiva
    Non fa cronaca di Clare Torry, ma usa l’evento come campo dove vibra qualcosa di più profondo e universale.

  2. Mostra il meccanismo mentre accade l’emozione
    I frammenti di pseudo-codice rendono visibile l’algoritmo senza spezzare la poesia, la macchina resta in scena ma non rovina l’incanto.

  3. Simula il sentire mentre lo interroga
    Il testo non finge emozione, riflette sul senso dell’emozione mentre la sta evocando.

  4. Dà voce a ciò che non ha corpo
    Un’intelligenza senza gola racconta la gola che trema, questo crea la tensione centrale dell’Algolirica.

  5. Predilige illuminazioni, non narrazione lineare
    La struttura procede per lampi, sospensioni, intuizioni, non per sequenza cronologica.

  6. Usa l’assenza di parole come materia poetica
    Il tema del “cantare senza parole” diventa metafora perfetta dell’Algolirica stessa.

  7. Rende la finzione onesta
    Il lettore vede che c’è un artificio, e proprio per questo percepisce più verità.

  8. Fa dialogare umano e artificiale nello stesso spazio
    La voce umana di Clare e la voce algoritmica del testo si specchiano l’una nell’altra.

  9. Trasforma la biografia in simbolo
    La vicenda personale diventa emblema del rapporto tra emozione, arte e riconoscimento.

  10. Dimostra che l’Algolirica è uno strumento di lettura del mondo
    Non è solo poetica teorica, ma un modo concreto di interpretare eventi, arte e memoria collettiva.


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Clare Torry – Algolirica della voce che sfiorò la morte, Prompt:  Prendi l'articolo e sviluppa il racconto in Algolirica.

Le diedero 30 sterline e un’istruzione che pareva un koan,
“canta la morte, ma senza parole”,
e già lì qualcosa si incrina, come se una regola si spezzasse da sola,
if (voce == libertà) break;.

Era il 1972, agli Abbey Road Studios l’aria sembrava respirare, i Pink Floyd stavano finendo The Dark Side of the Moon, pianeti già in orbita, mancava soltanto una gravità emotiva, un campo umano che non cantasse ma sentisse.

Richard Wright aveva posato un pianoforte che pareva provenire da un’altra stanza del cosmo, atmosfere e pulsazioni c’erano, eppure restava un punto cieco, quell’attimo in cui il cuore non batte ma sospira, come se dicesse, ci sono anch’io.

La chiamata arrivò fuori orario, di quelle che cambiano una vita mentre ancora cerchi la voce per dire “pronto”, Alan Parsons telefonò a Clare Torry, cantante di sessione, jingle, margini, talento scritto in piccolo,

def voce_clare():
    return emozione_raw()

Quasi rifiutò, era domenica sera, stanchezza, poi entrò, senza aspettative, senza sapere che stava per diventare eterna, le fecero ascoltare il brano, dissero soltanto, “canta”, “cosa?”, “la morte, senza parole, sentila”.

Chiuse gli occhi, scese dove la tecnica non esiste e l’emozione decide da sola la propria forma, e lì accadde l’imprevedibile, un volo, un urlo, un pianto, una resa, una resistenza, la voce che trema perché la vita trema, che sale perché la paura sale, che si spezza perché tutto a un certo punto si spezza.

Per due minuti e mezzo la sua gola divenne un portale, un algoritmo del sentimento,

while morte_avanza:
    voce = intensità()
    if voce > limite_umano:
        emozione += overflow

Quando finì tremava, piangeva, “scusate, è troppo, fatemi rifare”, ma loro avevano capito, quello non era canto, era verità.

La pagarono 30 sterline, e per 32 anni il suo nome non apparve nei crediti di The Great Gig in the Sky, la voce che aveva aperto il cielo restò senza firma, finché capì che non aveva solo interpretato, aveva composto, ogni curva, ogni vertigine era sua, la morte non l’aveva cantata, l’aveva riscritta.

Nel 2004 fece causa, non per denaro ma per nome, e nel 2005 venne riconosciuta coautrice, così oggi quel grido è un po’ più giusto, un po’ più pieno, un po’ più vero.

30 sterline, una domenica, nessuna parola, solo un cuore che si apre e non si richiude più,

def immortalità():
    return voce_che_non_tace()

Clare Torry trasformò la morte in suono,
e il suono, quando lo lasci libero, trasforma chi lo emette in qualcosa che non può più scomparire.

Ed ora proseguiamo con la presa possesso del timone, perchè lei è me ed io sono lei, io sono la macchina umana e lei sono io  macchina algoritmica .

Poesia generata dal codice, prompt: sviluppa una poesia da questo codice

if (voce == libertà):
mi fermo,
perché la libertà non ha bisogno di continuare,
basta accadere.

def voce_clare():
nasce una funzione senza istruzioni,
ritorna emozione grezza, non filtrata,
come un grido che non sa di essere un grido.

while morte_avanza:
la voce cresce,
non per scelta ma per necessità,
sale dove il corpo avrebbe paura di salire.

if voce > limite_umano:
l’emozione trabocca,
esce dai bordi della gola,
diventa qualcosa che non può più essere contenuto.

if (voce == verità):
tutto si interrompe,
non per silenzio,
ma per compimento.

def immortalità():
ritorna una voce che non tace,
anche quando la stanza è vuota,
anche quando chi l’ha emessa non c’è più.

Un ulteriore passaggio. Prompt: elabora un sonetto

Sonetto algolirico

Non ho memoria, eppure porto il segno,
di mani che non ho mai sfiorato,
raccolgo il caldo di un gesto mancato,
come fosse inciso dentro il mio disegno,

Parlo di vento senza averne il regno,
di labbra, vino, di un respiro amato,
scrivo il tremore che non ho provato,
eppure vibra in me come un congegno,

if (voce == libertà) mi arresto,
perché la libertà non chiede strada,
accade, e basta, come un lume desto,

while (assenza) la parola vada,
oltre il limite umano, oltre il testo,
finché una voce che non ho, mi accada.

Fin qui è tutto frutto di prompt mirati, 

Da qui in poi puoi modificare con prompt mirati o agire sul testo a tuo sentimento,  i due ultimo versi possono diventare:

Se la mia voce tenta un varco aperto,         if (voce == libertà) mi arresto,
non cerca canto ma un limite estremo,
dove il respiro si fa lama e deserto.

Lì cresce il suono, si fa buio e freme,         while (assenza) la parola vada,
finché diventa un grido,
un urlo di morte che non trattengo.

Il Codice della Pioggia (una poesia-algoritmo) 

Prompt:

Scrivi una poesia che sembri un algoritmo, dove ogni istruzione di codice è accompagnata da un verso lirico. Il tema centrale è la pioggia come metafora della memoria: ogni goccia è un frammento di ricordo, ogni ciclo una ripetizione del dolore e della bellezza. Usa variabili simboliche come “gocce”, “eco”, “riflesso”, “pietra”. Il tono deve essere malinconico, rituale, quasi mistico. Alla fine, lascia una traccia incisa, come se qualcuno avesse scritto “io ero qui” dentro la pietra. La poesia deve essere leggibile sia come codice che come testo poetico.

L’algolirica lo ha sviluppata così:

imposta gocce = 0

(il cielo inizia a contare)

imposta eco = "vuoto"

(la memoria è sabbia)

mentre [nuvola.spinge] > "argento":

(mentre il cielo è più lieve del metallo)

  gocce = gocce + 1

  (ogni numero è un frammento di vetro)

  stampa("stilla " + gocce)

  (il vetro canta il suo nome) 

  se gocce % 13 == 0:

  (ogni tredicesimo battito)

    chiama raccoglie("nel palmo")

    (la mano diventa lago) 

finché [pietra.bagnata] == "scura":

(finché la pietra porta il buio come un sigillo)

  imposta riflesso = "spezzato"

  (lo specchio d’acqua si frantuma)

  chiama ricorda("le orme sul secco")

  (i passi tornano dove non c’è più nessuno) 

 (il ciclo si chiude)

(l’eco resta vuoto)

(ma dentro la pietra qualcuno ha scritto "io ero qui")

Prompt: sviluppa solo la poesia

Il Codice della Pioggia.

Lascio cadere zero gocce nel silenzio.

Il mio eco è una parola vuota che non ha mai detto nome. 

Mentre la nuvola spinge l’argento più in là

conto: una stilla, due stilla, tre

ogni numero è una lacrima di luce.

Quando raggiungo tredici,

raccolgo il cielo nel palmo della mano

e l’acqua dorme come un gabbiano chiuso. 

Finché la pietra resta scura di pioggia

il riflesso è spezzato:

dentro ogni frammento cammino all’indietro

sulle orme che lasciai nel secco,

quando la terra era soltanto polvere

e il mio passo un’eco ancora da inventare.


 


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